Ciao, sono Andrea. Da molti anni faccio il cuoco.
Normalmente mi chiamano chef, ma io preferisco continuare a definirmi cuoco.
Qui di seguito riassumo un po' gli ultimi avvenimenti
lavorativi della mia vita.
Al principio del 1994 mi recai a lavorare a Sharm-el-Sheick,
con l'incarico di chef de partie responsabile del garde manger, presso
l'hotel Fayrouz Hilton. Dopo poco tempo trascorso con questa mansione venne
l'occasione di occuparsi del beach restaurant, che durante il servizio
serale si trasformava in ristorante italiano. Questo fu uno dei luoghi dove
ebbi le maggiori soddisfazioni. Ai tempi Sharm stava iniziando ad evolversi
come meta turistica, il ristorante italiano di Hilton presto divenne uno dei
luoghi di ritrovo di molti turisti e di tutti gli Italiani residenti che
desideravano mangiare "come a casa".
A fine 1994 rientrai in Italia, dove aiutai, come secondo
cuoco, un grande chef nell'apertura del ristorante "Le Premier Cru", che
risaltava per la freschezza dei cibi,con le paste fatte in casa e i
piatti realizzati nella loro totalità al momento e la ricercatezza
degli ingredienti. La cura messa nelle realizzazioni arrivava al punto di
realizzare crostatine di frutta monoporzione fatte al momento e quindi
uniche ed irripetibili tra di loro.
Nel mese di aprile 1995 venni contrattato per sostituire un
cuoco italiano, che si era reso indisponibile, dal direttore del villaggio
club Med Farukolufushi, presso l'omonimo atollo Maldiviano. Il lavoro era
costituito dalla gestione, sotto la supervisione del solo executive chef ,
del "Restaurant annexe". Il ristorante, costruito in parte sulla spiaggia ed
in parte su palafitte, realizzava cucina alla griglia per il pranzo, e una
piccola selezione di pizze accompagnata da un ricco buffet di antipasti ed
alcuni piatti molto curati della tradizione italiana per la cena. Anche qui
le soddisfazioni furon molte. La clientela, costituita principalmente da
Francesi, Giapponesi ed Australiani, apprezzò a tal punto le realizzazioni
del mio staff che presto fummo costretti a realizzare tre turni per la cena.
Fu un periodo di grandi soddisfazioni che mi vidi costretto ad abbandonare
quando mi si presentò l'occasione di spostarmi a Cuba, luogo ben più ameno,
per prender possesso del mio primo incarico di executive chef.
Nel mese di Luglio mi ritrovai quindi ad attraversare mezzo
globo, con una breve sosta a Milano per la firma del contratto, per
ritrovarmi proiettato in una realtà completamente nuova. Un villaggio
turistico a gestione Italiana con 240 posti letto in completa
ristrutturazione. Ricordo, ora con un sorriso, come nel giorno dell'apertura,
attendendo l'arrivo di circa 200 turisti, mi ritrovai con la cucina in cui
usciva gas dai rubinetti e acqua dalle stufe... Superati i primi
momenti di smarrimento per il sistema di lavoro estremamente diverso da
quelli a cui ero stato abituato fino a quel momento, arrivammo ad ottenere
punteggi di soddisfazione del cliente compresi tra il 96 e il 98 %. Dopo
aver ristrutturato fisicamente e organizzativamente la cucina centrale ed il
buffet, passammo alla realizzazione di un piccolo ristorante alla carta sul
bordo piscina, aperto solo alla sera e con piatti molto ricercati che ebbe
un grande successo.
All' inizio del 1996, in Gennaio, mi giunse una affascinante
offerta per l'apertura di un resort di lusso a Zanzibar, che in quei tempi
era ancora una meta quasi sconosciuta al turismo. Quale avventura, non
potevo rifiutare e così mi ritrovai ad affrontare una nuova lotta contro il
tempo e...le mille pretese dei viziati clienti. Quanti prodotti nuovi,
quante spezie e sapori da abbinare e provare. Quella tendenza di cucina che
oggi si chiama "fusion" ed è tanto di moda, per me era la normalità già
allora. In questo resort arrivai ad essere responsabile della cucina, degli
acquisti e dei camerieri. Fu un lavoro massacrante, ma non mi obbligò
nessuno, fu una mia scelta per conoscere i miei limiti e per poter tenere
tutto sotto controllo. Lo staff locale era entusiasta di poter imparare cose
nuove e fu un periodo veramente costruttivo per tutti, arrivando a "montare"
cene a tema sul bordo piscina con BBQ, sulla spiaggia a lume di candela ed
alla carta con crostacei così grandi e gustosi che prima non li avevo mai
visti. Sarei andato avanti ancora per molto se una rara forma di malaria non
mi avesse costretto al rientro in Italia ed a un lungo ricovero in ospedale.
L'Africa è meravigliosa, ma durissima, non ci sarei tornato più.
.....e invece ad Ottobre ci tornai andando a lavorare in
Kenya. Uno dei paesi più belli che abbia conosciuto fino ad ora. Si trattava
di uno dei villaggi turistici piú "antichi" della provincia di Malindi, io
vi ero giá stato, in vacanza, nel 1988 e ne ero restato innamorato. Forse
per questo accettai di tornare in Africa...o forse per quello che chiamano
mal d'Africa e che é qualcosa che non si puó spiegare a chi non ne soffre.
Fu forse il periodo in cui mi divertii maggiormente dentro e fuori il lavoro.
Lo staff di cucina era molto preparato ed ogni volta che uscivo nella sala
ristorante uno scroscio di applausi proveniente dai clienti mi riceveva.
Quante soddisfazioni, ma quanto lavoro.