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04-01-2008

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Mi presento un po'

Ciao, sono Andrea. Da molti anni faccio il cuoco. Normalmente mi chiamano chef, ma io preferisco continuare a definirmi cuoco.

Qui di seguito riassumo un po' gli ultimi avvenimenti lavorativi della mia vita.

Al principio del 1994 mi recai a lavorare a Sharm-el-Sheick, con l'incarico di chef de partie responsabile del garde manger, presso l'hotel Fayrouz Hilton. Dopo poco tempo trascorso con questa mansione venne l'occasione di occuparsi del beach restaurant, che durante il servizio serale si trasformava in ristorante italiano. Questo fu uno dei luoghi dove ebbi le maggiori soddisfazioni. Ai tempi Sharm stava iniziando ad evolversi come meta turistica, il ristorante italiano di Hilton presto divenne uno dei luoghi di ritrovo di molti turisti e di tutti gli Italiani residenti che desideravano mangiare "come a casa".

A fine 1994 rientrai in Italia, dove aiutai, come secondo cuoco, un grande chef nell'apertura del ristorante "Le Premier Cru", che risaltava  per la freschezza dei cibi,con le paste fatte in casa e i piatti realizzati nella loro totalità al momento e la ricercatezza degli ingredienti. La cura messa nelle realizzazioni arrivava al punto di realizzare crostatine di frutta monoporzione fatte al momento e quindi uniche ed irripetibili tra di loro.

Nel mese di aprile 1995 venni contrattato per sostituire un cuoco italiano, che si era reso indisponibile, dal direttore del villaggio club Med Farukolufushi, presso l'omonimo atollo Maldiviano. Il lavoro era costituito dalla gestione, sotto la supervisione del solo executive chef , del "Restaurant annexe". Il ristorante, costruito in parte sulla spiaggia ed in parte su palafitte, realizzava cucina alla griglia per il pranzo, e una piccola selezione di pizze accompagnata da un ricco buffet di antipasti ed alcuni piatti molto curati della tradizione italiana per la cena. Anche qui le soddisfazioni furon molte. La clientela, costituita principalmente da Francesi, Giapponesi ed Australiani, apprezzò a tal punto le realizzazioni del mio staff che presto fummo costretti a realizzare tre turni per la cena. Fu un periodo di grandi soddisfazioni che mi vidi costretto ad abbandonare quando mi si presentò l'occasione di spostarmi a Cuba, luogo ben più ameno, per prender possesso del mio primo incarico di executive chef.

Nel mese di Luglio mi ritrovai quindi ad attraversare mezzo globo, con una breve sosta a Milano per la firma del contratto, per ritrovarmi proiettato in una realtà completamente nuova. Un villaggio turistico a gestione Italiana con 240 posti letto in completa ristrutturazione. Ricordo, ora con un sorriso, come nel giorno dell'apertura, attendendo l'arrivo di circa 200 turisti, mi ritrovai con la cucina in cui usciva gas dai rubinetti e acqua dalle stufe...   Superati i primi momenti di smarrimento per il sistema di lavoro estremamente diverso da quelli a cui ero stato abituato fino a quel momento, arrivammo ad ottenere punteggi di soddisfazione del cliente compresi tra il 96 e il 98 %. Dopo aver ristrutturato fisicamente e organizzativamente la cucina centrale ed il buffet, passammo alla realizzazione di un piccolo ristorante alla carta sul bordo piscina, aperto solo alla sera e con piatti molto ricercati che ebbe un grande successo.

All' inizio del 1996, in Gennaio, mi giunse una affascinante offerta per l'apertura di un resort di lusso a Zanzibar, che in quei tempi era ancora una meta quasi sconosciuta al turismo. Quale avventura, non potevo rifiutare e così mi ritrovai ad affrontare una nuova lotta contro il tempo e...le mille pretese dei viziati clienti. Quanti prodotti nuovi, quante spezie e sapori da abbinare e provare. Quella tendenza di cucina che oggi si chiama "fusion" ed è tanto di moda, per me era la normalità già allora. In questo resort arrivai ad essere responsabile della cucina, degli acquisti e dei camerieri. Fu un lavoro massacrante, ma non mi obbligò nessuno, fu una mia scelta per conoscere i miei limiti e per poter tenere tutto sotto controllo. Lo staff locale era entusiasta di poter imparare cose nuove e fu un periodo veramente costruttivo per tutti, arrivando a "montare" cene a tema sul bordo piscina con BBQ, sulla spiaggia a lume di candela ed alla carta con crostacei così grandi e gustosi che prima non li avevo mai visti. Sarei andato avanti ancora per molto se una rara forma di malaria non mi avesse costretto al rientro in Italia ed a un lungo ricovero in ospedale. L'Africa è meravigliosa, ma durissima, non ci sarei tornato più.

.....e invece ad Ottobre ci tornai andando a lavorare in Kenya. Uno dei paesi più belli che abbia conosciuto fino ad ora. Si trattava di uno dei villaggi turistici piú "antichi" della provincia di Malindi, io vi ero giá stato, in vacanza, nel 1988 e ne ero restato innamorato. Forse per questo accettai di tornare in Africa...o forse per quello che chiamano mal d'Africa e che é qualcosa che non si puó spiegare a chi non ne soffre. Fu forse il periodo in cui mi divertii maggiormente dentro e fuori il lavoro. Lo staff di cucina era molto preparato ed ogni volta che uscivo nella sala ristorante uno scroscio di applausi proveniente dai clienti mi riceveva. Quante soddisfazioni, ma quanto lavoro.

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data dell' ultima attualizzazione: 04-01-2008